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7 March 2019, 13:54 Source The Prime Minister of the Czech Republic and Mrs. Monika Babišová Visit the White House Author The White House from Washington, DC. As a work of the U.S. federal government, it is in the public domain.

In Repubblica Ceca, i cittadini si sono recati a rinnovare l’Assemblea dei Deputati, la quale dovrà nominare il nuovo primo ministro. La polarizzazione della società civile e l’incapacità finora dimostrata dal governo nel gestire i temi interni hanno favorito il ritorno di Andrej Babiš, la cui vittoria, oltre a sollevare numerosi dubbi sulla posizione di Praga nello scenario internazionale, potrebbe non portarlo a essere nuovamente primo ministro.

La vittoria di Babiš 
Lui è tornato (forse): Andrej Babiš, ex presidente del governo dal 2017 al 2021, ha vinto le elezioni parlamentari in Repubblica Ceca. Nato a Bratislava da una famiglia slovacca, si è trasferito in Cechia dopo la Rivoluzione di velluto. Nel corso di una lunga carriera imprenditoriale, è diventato una delle persone più ricche del Paese, diventando deputato nel 2013 e ministro delle finanze dal 2014 al 2017. 

Il suo movimento, “Azione dei cittadini scontenti“, è stato confermato primo partito, ottenendo quasi il 35% dei voti. Brutta sconfitta, invece, per la coalizione di centro-destra: Spolu. Il blocco filo occidentale, rappresentante delle forze di governo e capitanato dal primo ministro, Petr Fiala, è crollato al 23% perdendo ogni possibilità di ottenere un altro mandato. 

Un ruolo importante, invece, lo giocheranno quei partiti minori che sono riusciti a entrare in Parlamento e a guadagnarsi una buona rappresentanza: siccome ANO (questo l’acronimo del partito vincitore) non ha ottenuto la maggioranza assoluta, è plausibile che cercherà il sostegno di quest’ultimi per governare. Fra di loro, troviamo “Libertà e Democrazia Diretta” (SPD), una coalizione di partiti di estrema destra e il “Partito Pirata Ceco”, di ispirazione progressista che in passato ha sostenuto l’esecutivo di Fiala. 

Un risultato atteso da tempo

Il risultato delle elezioni era pronosticato da tempo: ANO, infatti, aveva vinto anche il doppio turno elettorale di settembre 2024 per il rinnovo di un terzo del Senato, mentre la crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti dell’operato del governo indicava una crisi del consenso di Fiala, incapace di risolvere temi come il carovita e il costo dell’energia. La vittoria di Babiš, tuttavia, non si limita a segnare il suo possibile ritorno al potere dopo la sconfitta di quattro anni fa, ma anche un indietreggiamento politico del Paese che ora si trova allontanato dal sostegno all’Ucraina, e sempre più vicino alle posizioni di Slovacchia e Ungheria. A dispetto di ciò, due elementi complicheranno i prossimi anni del neo governo: la difficile coabitazione con il Presidente della Repubblica, Petr Pavel, e le controversie giudiziarie che coinvolgono Babiš e la sua impresa Agrofert.

La guerra russo-ucraina

photo by Vitaliy Ivanov. 5 October 2015, 10:53. Land Forces.Tank Ministry of Defense of Ukraine. This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license

Lo scoppio della guerra russo-ucraina nel 2022 ha rappresentato un punto di svolta nella politica interna del Paese. Praga, infatti, ha da subito cominciato a sostenere l’Ucraina inviando armi per un totale di 300 milioni di euro ottenendo due risultati diversi: da una parte ha eliminato l’equipaggiamento militare di epoca sovietica, rimodernando il proprio esercito con mezzi di marca statunitense e tedesca; dall’altra ha rafforzato la produzione industriale. 

La Repubblica Ceca, infatti, è diventata leader europeo nella produzione di proiettili di artiglieria grazie alla Czech Ammunation Initiative (CAI), un progetto lanciato nel 2024 che mira a raccogliere fondi dai Paesi alleati per acquistare le munizioni necessarie a Kiev. Il ruolo della Rep. Ceca è stato quello di coordinatore e intermediario, individuando le munizioni disponibili sul mercato, raccogliendo i soldi necessari e gestendo il loro invio.

Nel 2024, grazie all’iniziativa, il Paese ha inviato più di un milione e mezzo di proiettili all’esercito ucraino.  Nonostante l’iniziativa coinvolga numerosi Paesi – tra cui Canada, Norvegia, Paesi Bassi e Danimarca – essa ha avuto l’effetto di stimolare e sostenere la produzione bellica ceca, creando ordini e prospettive di domanda stabili che, a loro volta, hanno spinto le industrie nazionali a investire in nuove linee e capacità. Il Paese, inoltre, ha sostenuto la necessità di raggiungere il target del 5% del PIL in spese militari.

Lo spettro del Cremlino

L’impegno ceco nei confronti della resistenza ucraina ha visto un sostegno piuttosto solido da parte dell’opinione pubblica. I cittadini si sono detti favorevoli all’aumento delle spese militari e continuano a sostenere il posizionamento di Praga all’interno del blocco euro-atlantico. 

A seguito dell’invasione russa, infatti, la società civile tende a guardare sempre di più a Mosca come a una minaccia per la sicurezza nazionale. In particolare, dal 2022 numerose operazioni ibride del Cremlino hanno colpito il territorio del Paese. L’ultimo rapporto del servizio di intelligence ceco, il BIS, ha segnalato l’aumento dei cosiddetti Telegram Agents: individui economicamente vulnerabili che vengono contattati e istruiti su Telegram al fine di compiere atti di sabotaggio per conto della Russia. Un secondo allarme è stato lanciato sempre dal BIS per mettere in guardia dalle campagne di disinformazione che, negli ultimi anni, gruppi vicini al Cremlino hanno avviato per polarizzare lo scontro politico nel Paese. 

I temi interni

Nonostante il governo Fiala sia riuscito a garantire un solido sostegno all’Ucraina, l’opinione pubblica ha mostrato un forte senso di sfiducia nei confronti dell’operato interno. Una serie di scandali all’interno dell’esecutivo, infatti, hanno indebolito il Presidente del governo. Primo fra tutti, quello relativo alle dimissioni di Pavel Blazek come ministro della Giustizia, costretto alla rinuncia dopo che il suo ministero aveva accettato una donazione in bitcoin da parte di un uomo condannato per la gestione di un mercato della droga online. Anche se ai tempi Blazek aveva dichiarato di non essere a conoscenza di alcun illecito, è stata subito annunciata un’indagine indipendente sulle attività del ministero, mettendo in crisi la stabilità del governo e portando a indagare anche i servizi segreti.

Ma non solo: Fiala si è dimostrato incapace di far fronte a numerosi temi interni, come l’aumento del costo della vita e la stagnazione economica. A fronte di una politica di austerità per contenere il debito pubblico, l’economia ceca è rimasta stagnante, segnalando un dato anomalo rispetto agli altri suoi vicini. Il malcontento per la situazione economica, causato dall’instabilità internazionale degli ultimi anni, si è riflesso negativamente sulla politica estera del governo, che pure si era mostrato sicuro viste le posizioni della società ceca.

Il fatto è che la SPD e altri partiti minori hanno promosso l’uscita del Paese dalla UE e dalla NATO, mentre Babiš ha criticato il supporto all’Ucraina e l’impegno ad aumentare così tanto la spesa militare. Nonostante il sostegno a Kiev rimanga un sentimento prevalente nella popolazione, lo spettro della crisi economica ha avvicinato alcune fasce dell’elettorato verso le posizioni di ANO, scettiche rispetto a quelle del governo ma comunque più moderate delle altre forze politiche.

Che cosa aspettarsi?

Il risultato elettorale ha destato le preoccupazioni non solo di una certa parte della società ceca, ma anche dei principali partner europei: se in Moldova hanno vinto le forze europeiste, ANO sembra più affine alle posizioni di Slovacchia e Ungheria per ciò che concerne il conflitto in Ucraina. Babiš, infatti, ha promesso di terminare la CAI e di non impegnare il Paese nell’aumento della spesa militare. La retorica del “trump ceco”, a ogni modo, potrebbe rivelarsi inconsistente. Più volte, infatti, l’ex premier ha cambiato posizione a seconda dell’opportunità politica e la mancanza di una maggioranza assoluta renderà complicato governare senza ricorrere a compromessi.

Il ruolo di Petr Pavel

English: Roberta METSOLA, EP President meets with Petr PAVEL, President of Czechia. 21 April 2023, 10:23:40. https://multimedia.europarl.europa.eu/en/photo/roberta-metsola-ep-president-meets-with-petr-pavel-president-of-czechia._20230421_EP-149365A_DLL_023. DAINA LE LARDIC. Creative Commons Attribution 2.0 Generic license.

Un ruolo centrale, seppur molto scomodo per Babiš, sarà svolto dal Presidente della Repubblica, Petr Pavel: ex Capo di Stato Maggiore e Presidente del Comitato Generale della NATO, quest’ultimo ha sempre sostenuto la necessità di mantenere un posizionamento euroatlantico, garantendo un solido sostegno all’Ucraina. E cosa nota infatti, che Pavel è intenzionato a garantire una linea di sicurezza minima non negoziabile, capace di assicurare la continuità dell’impegno del Paese. Il presidente ha fatto forti pressioni per facilitare un accordo generale tra le diverse forze politiche in materia di sicurezza, arrivando a organizzare incontri con ciascuno dei leader dei partiti presenti in parlamento. Da quasi un anno, Pavel ha rilasciato numerose dichiarazioni per indirizzare la società ceca su determinati principi fondamentali su cui dovrebbe basarsi la politica estera del Paese, cercando di limitare la polarizzazione politica cavalcata dagli altri partiti.

Babiš potrebbe essere escluso?

È stato ipotizzato che il Presidente possa vagliare quella che è stata giustamente definita una “opzione nucleare”: escludere subito Babiš dalla nomina di primo ministro. Pavel, infatti, ha il potere costituzionale per farlo, adducendo come giustificazione la potenziale condanna per il suo gigantesco impero agricolo e il rapporto ambiguo del magnate nei confronti della NATO. Nonostante questa opzione si faccia ogni giorno più improbabile, non si esclude che il presidente abbia consultato gli avvocati sulla questione.

Il principale ostacolo potenziale per Babiš è di natura legale: l’ex premier è in attesa di una sentenza del tribunale distrettuale di Praga che dovrà stabilire se abbia frodato o meno l’UE per due milioni di euro affinché il suo grande impero commerciale potesse ricevere sussidi destinati alle medie imprese. Il verdetto, che si sperava arrivasse prima delle elezioni, non è l’unico nodo che andrebbe sciolto. Se anche la corte dichiarasse Babiš innocente, rimarrebbe comunque il pericolo di un conflitto di interessi legato alle sue proprietà commerciali: un conflitto di interessi che ha affermato di saper evitare, senza però condividere i dettagli. 

Invece di porre direttamente il veto a Babiš, è molto più probabile che Pavel influenzi le scelte ministeriali, ha affermato Otto Eibl, analista politico presso l’Università Masaryk di Brno, che considera “uno scenario estremo”. “Se ci fossero obiezioni, probabilmente riguarderebbero ministri specifici. Petr Pavel probabilmente non nominerebbe nessuno che abbia intenzione di lasciare la NATO, nessuno che minacci la sicurezza nazionale o nessuno che cerchi di lasciare l’UE”, ha affermato.

Un nuovo governo ANO

Nonostante il Presidente della Repubblica possa attuare mosse correttive, come rifiutare la nomina di ministri con tendenze anti-occidentali, un possibile governo trainato da ANO cercherebbe inevitabilmente di avvicinarsi ad altri leader sovranisti europei. Babiš, infatti, è di origine slovacca e la sua dottrina politica potrebbe aiutarlo a raggiungere un’intesa con il governo di Robert Fico, il che si tradurrebbe in un inevitabile riallineamento tra Praga e Bratislava. Questo potrebbe comportare il rilancio del Gruppo Visegrád come attore antagonista alle politiche delle cancellerie europee, rappresentando l’ennesimo elemento di pericolo per la coesione europea sullo scenario internazionale.